Nel 1976 ha ricevuto dalla Fondazione "A. TOEPFER" di Amburgo, il Premio Europa folk come miglior Gruppo di arte e tradizioni popolari.
Il Labaro: dal 1950 apre gli spettacoli e le sfilate del Gruppo. Nel 1976 ha ricevuto dalla Fondazione "A. TOEPFER" di Amburgo, il Premio Europa folk come miglior Gruppo di arte e tradizioni popolari.
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In questa sezione troveranno spazio le curiosità, le storie, gli aneddoti, che fanno ormai parte di questa grande famiglia, di cui si è componenti anche dopo avere smesso l'attività. Questa sarà la pagina dei ricordi, aperta al contributo di tutti coloro sono stati membri del gruppo.

Pertanto poche saranno le immagini ma molte le emozioni...!!!

Vogliamo rendere omaggio a tutti gli amici che non ci sono più. Lo facciamo riportando un articolo del compianto Peppinuccio Fiorletta, membro storico del gruppo oltre che corrispondente per moltissimi anni per il quotidiano "Il Tempo". Ed anche ricordando una delle primissime trasferte del gruppo nei primi anni '50.


 

RICORDI DI UNO DEL GRUPPO
di Giuseppe Fiorletta
  A Milano nel '55...
E' difficile ricordare quei momenti. Quando provi a farlo ti si addensano nella mente centinaia di episodi.
E' una folla di sensazioni che vorresti affidare alla macchina da scrivere per scegliere quelle più significative, più originali. Ma non ti riesce. Sono avvolte in una nebbiolina tutta rosa. E' un velario troppo prezioso e ti vien voglia di tenerlo sempre così: a guardia dell'età più bella.
A proteggere ricordi che hanno costellato quegli anni rendendoli spensierati e nello stesso tempo utili ad una cultura personale. Ti lasci andare. Accendi una sigaretta e pensi. ...Pensi alle ciocie, alle strenghe ai calzettoni.
Pensi a quei volti di ragazzi stranieri amanti di amicizie sincere. Si staglia dall'orizzonte di allora la figura caratteristica di una città, il tran-tran di treni internazionali pian piano torna a farsi udire. Eccoci, tutti assieme.
Le donne in uno scompartimento e gli uomini nell'altro accanto. Fuori vigila Flavio che fa finta di gustarsi i paesaggi che corrono via. La partita a carte.Una canzonetta in coro. La voglia di bere qualcosa che non si ha. Qualcuno ha scovato un thermos di caffè. Un po' di manovre e il liquido nero cambia contenitore; quello di prima va a finire sotto le ruote del treno.
E si giunge a Parigi. Nestore ha scommesso che ci farà passare una bella giornata. Proprio lui, che a Torino aveva vinto un'altra scommessa tracannando d' un fiato una bottiglia di Barbera.
Parigi-Le Mans. Sempre in piedi a far la corte alle ragazze di Cosenza un timido sorriso, un approccio, un ciao schietto che promette bene. Poi gli aperitivi francesi. La sfilata. Le battute di mano. Il nome di Alatri che viene letto con interesse da tutti coloro che hanno avuto dalle mani di Pinuccio il depliant.
Ma le immagini sbiadiscono. Avanzano nella mente quelle di "Italia '61 " a Torino. Quelle di Lecco, di Susa, di Milano. Il volto di Maria Teresa si confonde con quello di Cyllj la lussemburghese. Poi con quello di Sabrina di Monaco. Altri volti. Un albergo, dove la notte si gioca ai fantasmi tra l'ilarità generale.
Ed ecco un altro villaggio francese. Una ragazza che piange disperata... un amore, che sboccia e un altro che si incrina. Ed ancora in Italia: Roma, Ragusa, Catania, Montefiascone… Renzo deve partire. E' il destino che tocca ad ognuno di noi. Ma per Renzo si piange. "Scorcia" lo abbraccia. Tutti cercano di scherzare gioiosamente come quando si era in piena manifestazione dove bisognava tenere alto il nome di Italia, e di Alatri in particolare.
Uno scherzo gioioso a parole mentre dentro, profondamente dentro, tutti sentono che qualcosa si è staccato ed è rimasto lontano…tutti gioiscono veramente, anche intimamente per la sistemazione trovata, come per la riuscita esibizione sottolineata da fragorosi applausi.
Questo per me è stato il Gruppo Folcloristico.

Nel 1955, a primavera, andammo a Milano. Per molti di noi fu il primo viaggio di una certa importanza e lunghezza, scusateci. La guerra, pur terminata da dieci anni si faceva ancora sentire; il boom era di là da venire; il più... ricco o fortunato dei"ciociari 55" era stato, per diporto su un motoscooter di seconda mano.Si trattò della prima grossa ed impegnativa trasferta del Gruppo Folclorico Alatrense. Nella capitale economica italiana era in corso una delle prime edizioni della nuova fiera campionaria. C'esibimmo in uno stadio, non a San Siro, ma all'Arena. A presentarci al folto pubblico delle scalee fu un giovanotto molto elegante e dalla voce calda. Quasi nessuno lo conosceva. Ci dissero che era un dottore in legge e che si chiamava Enzo Tortora. Anche il Gruppo, come il futuro presentatore TV era alle prime armi. Avevamo addosso una paura da far tremare il pur robusto palco. Cantammo ballammo. Ci fu prima silenzio e poi un uragano d'applausi "Forza mò..." ci sussurrammo, rinfrancati, ed esplodemmo nel salterello che i meneghini mostrarono di gradire molto di più dei compassati anche se perfetti balletti dei gruppi orientali. Il sole milanese, si sa, ad aprile è quello che è; ma noi riuscimmo a... scaldarlo. Il giorno successivo, tutti i giornali milanesi scrissero d'Alatri. Ricordo l'autorevole "Corriere della sera": " ...i ciociari d'Alatri si scompongono, pare che ognuno vada per conto suo, poi, improvvisamente, eccoli uniti, in una sfavillante policromia. Il loro salterello ha fatto esplodere la Santabarbara dell'arena ". Quando andammo in Fiera, il successo non fu minore. I nostri colori, gli ori e i coralli delle nostre ragazze fecero faville. Come attori fummo "richiesti" per centinaia di fotografie tra cinesi e neri. Dovevamo sorridere a tutti perché la Ciociaria ride di sole. Ma Dio solo sa con quale sforzo lo facemmo perché le ciocie del " 55 " erano…vere ciocie (prese in prestito dai contadini) e quasi tutte erano strette o larghe ed i piedi, non abituati, ne soffrono ancora dopo vent'anni. La sfilata in Piazza Duomo, sotto la Madonnina: un ricordo davvero incancellabile! Quando il corteo entrò in Galleria fummo presi dallo spavento. Lo sapevamo cos'era la Galleria di Milano nei cui "caffè", a quell'ora, sedevano solitamente i più famosi scrittori, editori, attori, giornalisti, industriali e registi italiani. Era un pubblico d'eccezione, insomma, quello verso il quale andavamo incontro. "Forza mò..." ci sussurravamo e ricominciammo col salterello mentre lo storico campanaccio svegliava anche i più addormentati colombi delle più alte guglie del Duomo. E tutti ci applaudirono con passione e convinzione. Ma uno degli spettatorI, un cameriere che serviva quegli uomini famosi, ci fece piangere. Approfittò di un momento di calma e di relativo silenzio e, brandendo il cabaret, "Evviva S. Sisto" urlò e scomparve tra gli eleganti abiti della Milano-bene. Dopo sapemmo che era un ragazzo della Fiura al quale avevamo portato un angolo di casa sua.
Peppinuccio Fiorletta in costume
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