Il nostro gruppo folkloristico dedica molta cura alla realizzazione dei propri costumi. Il vestire infatti è sicuramente, anche per l’immaginario collettivo, un tratto fortemente caratterizzante della tradizione e della cultura di un popolo e quindi non può che stare a cuore a chi come noi si occupa di folklore.
I costumi di Aria di Casa Nostra vogliono essere fedeli riproduzioni di quelli dei nostri antenati ciociari; per la loro realizzazione costituiscono un eccellente aiuto le oleografie di Filippo Balbi (pittore della scuola napoletana, vissuto ad Alatri nella seconda metà dell’ottocento).
Vediamo quindi nel dettaglio l’abito maschile e femminile.

LA DONNA

La donna ciociara aveva in genere due abiti; un abito da lavoro e quindi per tutti i giorni e un abito per i giorni di festa.

Abito della festa:

  • La camicia
    Era molto più lunga delle attuali camicie, assolvendo alla funzione dell’attuale biancheria intima. Le maniche erano molto ampie. La parte sotto le ascelle era un riquadro di stoffa sostituibile dopo l’usura, così come era sostituibile la parte inferiore di tela grezza. Il colore di questa camicia era rigorosamente il bianco.
  • I mutandoni
    Costituivano la parte più intima del costume.
    Erano generalmente lunghi fino sotto il ginocchio e ornati con pizzi e merletti propri del gusto e delle possibilità individuali della donna.
  • Le calze
    Calze di lana lunghe fino al ginocchio. Potevano essere di colori chiari a tinta unita oppure a base bianca con strisce di diverso colore.
  • Il corpetto
    Realizzato con stoffa morbida, spesso il panno, in colori vivaci (rosso, verde, blu) e chiuso sul davanti con un laccetto nero.
  • Il busto
    Realizzato quasi sempre in velluto nero, era ovviamente rigido grazie alle stecche interne di sostegno. Veniva indossato sopra al corpetto e la sua rigidità, tra il seno e i fianchi, andava a modellare la figura.
  • La gonna
    Era ricca di pieghe nella parte posteriore mentre ne era priva sul davanti.Questa gonna era prevalentemente bianca, ornata da una banda colorata verso la parte finale (per le molte donne ciociare che prestavano servizio come balie presso le famiglie benestanti, il colore della banda, era indicativo proprio della casata di appartenenza).
  • Lo zinale
    Grembiule realizzato quasi sempre con la base in nero intervallata da due strisce di stoffa colorata. Era di forma rettangolare ed era sostenuto da una sottile fettuccia girata più volte intorno alla vita.
  • I manicotti
    Simili a delle maniche, coprivano dal gomito al polso e venivano utilizzati dalle donne proprio per proteggere nella parte dell’avambraccio la camicia della festa.
  • La mantila
    Rettangolo di tela bianca che va a coprire il capo. Poteva essere diversamente ripiegata e ornata secondo varianti personalizzate.
  • I coralli
    Collana di corallo con un fermaglio in oro. Poteva essere composta da uno o più fili, a seconda delle possibilità economiche. (“L’curaglia” solitamente erano il regalo della suocera alla nuora nel giorno delle nozze.)
  • I campanacci
    I più comuni e sicuramente i più caratteristici tra gli orecchini indossati dalle donne ciociare. Erano orecchini lunghi, in oro, spesso con una perla terminale.

Abito di tutti i giorni

  • La camicia
    Prevalentemente di colore bianco, con le maniche molto ampie e una scollatura a barca con un piccolo spacco sul petto chiuso da un cordoncino colorato annodato in un fiocco. Questo modello classico aveva molte varianti; poteva essere di diverso colore, a tinta unita oppure a fantasia, con scollo quadrato abbottonata sul davanti oppure con scollo tondo o quadrato abbottonata dietro.
  • Il busto
    Busto rigido con scollatura quadrata, chiuso dietro mediante una lunga stringa e davanti dai ganci. Poteva essere di diversi colori.
    Come testimoniano i dipinti del Balbi inoltre il busto poteva avere diverse particolarità come bretelle o ricami.
  • La gonna
    Era in cotonina a fiori o a strisce su fondo a tinta unita, con tante piccole pieghe in vita dove si allacciava con una fettuccia. La fascia vicino all’orlo era rafforzata interamente da una striscia di tessuto ed evidenziata da qualche piegolina.
  • Lo zinale
    Grembiule rettangolare nero o blu, a volte di fattura molto grossolana, con una o due strisce di stoffa colorata a tinta unita o a fiori.
  • La mantila
    Rettangolo di stoffa che copriva il capo, ornata spesso con merletti e ricami (nell’abito di tutti i giorni non era esclusivamente bianca, poteva essere anche colorata)
  • I coralli, i mutandoni, le calze, i campanacci

L’UOMO

  • La camicia
    Era bianca per la festa e a quadri per tutti i giorni. In entrambe i casi le maniche erano molto ampie. La camicia bianca era solitamente realizzata in cotone, quella a quadri invece in stoffe morbide e allo stesso tempo pesanti come il fustagno.
  • I pantaloni
    Erano generalmente di colore scuro a tinta unita, realizzati in panno o velluto e lunghi fin sotto il ginocchio. I pantaloni di colore nero erano quasi sempre bordati di rosso.
  • Le calze
    Come quelle delle donne, anche le calze degli uomini potevano essere realizzate a tinta unita o a righe di colori diversi, prevalentemente scuri.
  • La fascia
    Striscia di stoffa morbida e dai colori vivaci. Veniva girata più volte intorno alla vita e aveva lo scopo di sorreggere il pantalone.
  • Il giubbino
    Era senza maniche, come un panciotto, e veniva indossato sopra la camicia. Realizzato in panno dai colori vivaci oppure in velluto liscio o a costine.

Il costume maschile poteva essere completato anche da un cappello, generalmente in feltro, e da un mantello in stoffa pesante. Entrambe di colore scuro.

LE CIOCIE

Comuni agli uomini e alle donne erano “ le ciocie”; le famose calzature di origine antichissima alle quali la nostra amata Ciociaria deve il nome. Le ciocie erano costituite da una suola di cuoio opportunamente trattata che si adattava, automodellandosi, alla conformazione del piede. Dalla suola partivano delle corregge (strenghe) che avvolgevano la gamba fino sotto al ginocchio per terminare, legate da un pezzo di spago, sotto il ginocchio.

LA CONCA

La conca, recipiente in rame con due grandi manici ai lati, è un altro caratteristico elemento che rappresenta fedelmente la trascorsa realtà di questa terra. Tutte le famiglie ne possedevano in buon numero e in diverse misure. Donne di ogni età la issavano sulla testa utilizzando come supporto un panno arrotolato su se stesso (“la croglia”) e, più volte al giorno, per sopperire alla mancanza di acqua corrente nelle abitazioni raggiungevano le numerose fontane del paese che diventavano quindi luogo di incontro e di chiacchiere.

Durante gli spettacoli, il gruppo utilizza inoltre molti attrezzi della vita contadina: gli tin’ (in cui le ragazze mimano danzando, la spremitura dell’uva dopo la vendemmia), gli canistr, gli uigli, la igliara, la zappa, la cugna, gli strummul’…