Con la rubrica “Alatri Racconta” vogliamo ricordare, fatti, antefatti, personaggi e persone della nostra amata città avvalendoci della “penna” di Brunella Santurro che oggi ci narra la filastrocca della Befana* e di… nonna Leda!

La notte della Befana

Questa è la notte che la Befana
dalle sue grotte esce, 
e recando chicche e confetti
va per i tetti .
Adagio adagio, pianin pianino
mette l’orecchio presso il camino
e se fan chiasso, se alcun si muove,
cammina altrove.
Ed alle bimbe per far dispetto
che cattivelle non vanno a letto,
ed ai bambini che non son buoni,
getta carboni.

Ma se ascoltando, placidamente
sente dormire tutta la gente;
allor con arte che ti sorprende
giù ‘n casa scende
e leva fuori dal suo fardello
quanto ha di buono, quanto ha di bello
bambole e fiori, chicche e trastulli
per i fanciulli.
Dormi, bambina, se dormirai
quando ti desti t’allegrerai.
Bella la sorte di domattina!
Dormi, bambina!

Non c’è vigilia dell’Epifania, esattamente all’approssimarsi dell’imbrunire, che il pensiero non corra a lei a Nonna Leda.

Nonna Leda

Nonna Leda non era mia nonna, ma la nonna di una delle mie migliori amiche d’infanzia con il suo stesso nome. Per una questione cronologica sarebbe stata più una bisnonna che una nonna, ma allora non mi ponevo alcun problema temporale.
Lei era nonna Leda e basta.
Stava sempre lì, dietro i vetri di un’alta finestra che affacciava sul viottolo di casa. Era una gioia per me scorgere la sua crocchia canuta quando lo imboccavo di ritorno da scuola o dalle commissioni di mamma nei negozi vicini. Sollevavo la mano per salutarla e lei, anche se non prontamente data la distanza, rispondeva agitando il braccio. Man mano che mi avvicinavo, mi rivolgeva un gran sorriso che mi restava nel cuore. Era come un rito tra noi, che osservavamo con gioia. Mi è sempre piaciuto pensare che mi volesse un gran bene e che, tra i tanti bambini del nostro caseggiato, io fossi un po’ la preferita. Forse perché ogni tanto, giocando con la mia amica, entravamo nella sua stanza per salutarla. Anche se assorta nella lettura o intenta a pensare, lei era sempre contenta di vederci e amava rivolgerci qualche parola con quella sua inflessione toscana che, malgrado i molti anni trascorsi ad Alatri, non l’aveva mai abbandonata.

Era stata una stimatissima maestra, nonna Leda, e conosceva bene i bambini e la loro fame di fantasia. Aveva una qualità rara: sapeva raccontare di tutto, modulando il tono della voce sul ritmo degli eventi narrati. Me ne accorgevo proprio la sera della Befana, quando ci intrattenevamo col fiato sospeso, ascoltando storie un po’ vere e immaginarie legate alla magica vecchina.
Nella penombra della camera, accanto a quella finestra ora a me così vicina, nonna Leda intesseva parole e gesti al punto da far materializzare la Befana nel riquadro del cielo stellato. La vedevo saettare qua e là, apparire e scomparire sull’onda di una vecchia filastrocca, con cui nonna Leda concludeva immancabilmente le sue narrazioni. Che bellezza ascoltarla recitare con le mani rugose, la voce profonda e gli occhi sempre più vividi e misteriosi dietro le spesse lenti!
Poi venne quella notte di un mese lontano in cui smise di raccontare, e da allora la vigilia della Befana non fu più la stessa.

*La filastrocca della Befana e l’immagine di Nonna Leda sono state gentilmente concesse da Marilinda Figliozzi

3 commenti
  1. Brunella Santurro
    Brunella Santurro dice:

    Ringrazio vivamente i curatori di questo blog per lo spazio nella sezione “Alatri racconta”. E’ per me un vero piacere “leggermi” anche qui, vedendo moltiplicati i miei sforzi con cui tento di dare forma verbale non solo a personali ricordi, ma anche a “racconti a me raccontati”. Ciò perché ritengo molto importante lasciare, con modeste capacità, una piccola traccia di un grande patrimonio culturale e tradizionale che l’incedere del tempo tende inevitabilmente ad allontanare. E’ giusto che Alatri si proietti verso una dimensione di progresso e benessere, dove molte condizioni sono evidentemente migliorate rispetto a quanto io abbia vissuto o recepito dai miei nonni e genitori; però è anche molto importante non perdere memoria di quanto sia stato. Perché è proprio dall’esempio di chi ci ha preceduti che si può capire il presente e affrontare il futuro. E questo penso sia l’obiettivo principale del gruppo folk Aria di Casa Nostra, nelle sue diverse ed interessanti declinazioni, alle quali purtroppo, malgrado il desiderio del caro fondatore Flavio Fiorletta, non ho potuto offrire il mio contributo da giovane danzatrice. Se oggi, grazie ad Armando Colella, posso darlo nelle vesti di narratrice agée, è per me non solo una rivalsa, ma un grande onore. Ad maiora Gruppo, e grazie ancora!

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    • AriaDiCasaNostra
      AriaDiCasaNostra dice:

      Gentilissima Brunella, ringraziandoti anticipatamente per il tuo contributo al nostro blog, confermiamo che le tue parole hanno centrato specificatamente l’obiettivo che ci siamo prefissati, in poche parole poter valorizzare le storie e i ricordi come patrimonio culturale
      della nostra città. Sappiamo che molti dei tuoi scritti sono pubblicati sulla pagina di Maggio Alatrense oltre che dal tuo profilo, speriamo però, che il nostro sito web e quindi anche il blog abbia un respiro un pò più ampio e possa raggiungere, chissà, anche compaesani emigrati o al momento lontani da Alatri che avranno certamente piacere di “rivivere” o per i loro eredi “conoscere” altri aspetti della nostra amata città e soprattutto della genuinità della nostra gente.
      P.S. Il racconto su “Satore” il giocattolaio, avendo visto che è stato pubblicato sul tuo profilo, per evitare “ridondanze” lo abbiamo programmato per il 5/1/2022 (cosi come il racconto su S.Lucia).
      In attesa di ulteriori scritti, ti inviamo i più cari e calorosi saluti.

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