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Sempre grazie alla sempre lucida memoria del nostro amico Amicalcare Culicelli, ci pregiamo di pubblicare un suo ricordo:
“Questa me l’hanno raccontata negli ultimi anni ’50 dello scorso secolo, quando insegnavo nella scuola serale a Vallemiccina, una contrada a sud di Alatri e chi la raccontava aveva 91 anni e diceva ancora che dopo questo fatto scappò di casa per andare con i “garibaldesi”.
Bisogna sapere che allora la scuola serale si faceva presso famiglie disponibili ad ospitarla ed era frequentata, oltre che dalla famiglia, ancora patriarcale, dalle persone interessate, per lo più vicine di casa.
Spesso, nelle lunghe e noiose giornate d’inverno, si andava oltre il leggere, scrivere e far di conto e si stava intorno al camino come in famiglia.
Forse, il fatto si può ascrivere al tempo immediatamente precedente alla presa di Porta Pia, 20 settembre 1870, quando, ricordo di aver letto in un giornale dell’epoca, il “brigante” Garibaldi si aggirava nel sud dello Stato per depredare.
Forse chi raccontava, confondeva i suoi ricordi e faceva sue le esperienze che gli erano state raccontate da altri; Ma, che il fatto fosse vero,  era suffragato dai più anziani presenti,  che lo avevano inteso raccontare e, soprattutto la figlia che diceva che gli era stato raccontato dallo zio, fratello maggiore del padre, insieme ad altre avventure con i “garibaldesi”.
Appena i “garibaldesi” arrivarono, conquistarono subito il Castello di Tecchiena (che allora era una grancia della Certosa di Trisulti) e intimarono ai frati di consegnare il tesoro.
I frati negarono di avere tesori e allora Garibaldi (proprio lui?) minacciò di fucilare un frate ogni dieci minuti fino a quando il tesoro non fosse stato consegnato; passarono dieci minuti e i garibaldesi presero un frate e lo trascinarono via.
Dopo la scarica di fucileria,  i poveri frati hanno avuto appena il tempo di recitare le preghiere della buona morte per il confratello,  che i garibaldesi prendono un altro frate e lo trascinano via.
E passano ancora dieci minuti e ancora, ancora e ogni volta, alle scariche di fucileria, i poveri frati recitano le orazioni della buona morte e negano di avere tesori. – Una strage- .
La scena madre: Erano rimasti, alla fine, il più sempliciotto dei fraticelli e il padre priore ed allora
Garibaldi (?) ordina di portar via il priore.
Il reverendo padre no!” esclama il fraticello gettandosi ai piedi di Garibadi (?). Chiede pietà e si offre al posto del priore, ma Garibaldi (?) è irremovibile e i garibaldesi trascinano via il priore.
A questo punto, per salvare il reverendo padre, il fraticello indica il nascondiglio del tesoro e accompagna i garibaldesi.
Colpo di scena.
Al ritorno il fraticello trova il padre priore e tutti i frati che cantano il “Te Deum” per lo scampato pericolo e pregano per la conversione dei briganti garibaldesi e dei senzadio che combattono la Chiesa.

Amilcare Culicelli – fonte:  Forum Monti Ernici


Giuseppe Maria Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, Arcipelago La Maddalena, 2 giugno 1882) è stato un generale, patriota, condottiero.
Immagine di copertina, fonte:www.inuovivespri.it

Quante volte abbiamo sentito : “Attent’, ca’  fai accòm gli asini d’ Belpaino!  magari per ammonire qualcuno dal non fare il passo più lungo della gamba?  Pubblichiamo un racconto di Amilcare Culicelli, sulle “gesta” di Bel Paino:

“Il nostro era un tipo piuttosto strambo, di mestire barbiere e in quanto tale  frequentava gente di ogni tipo,  persino “altolocata” ma questo avveniva soltanto in casa loro, e naturalmente,  ci teneva a far  bella figura!
Per distinguersi dallo “zoticume” usava un “eloquio” ricercato, metteva un “papillon” floscio, usava le chiroteche(1)  e se pioveva, copriva le scarpe con le ghette e apriva il paracqua. Quando andava a casa dei suoi clienti non “obliava” mai la “plaisanterie”(2)  per Madame!  Mentre lui faceva il suo lavoro,  si intratteneva appositamente per conoscere le ultime “novità”… e scoprire, magari,  che anche ella ne facesse parte.
Per il suo modo ricercato di vestire era stato soprannominato “Bel Paino” e le sue stranezze linguistiche erano lo spasso della gente che se le rilanciava pomposamente. Tra queste,  era rimasta celebre la sua frase rivolta a un contadino: “Appropinquati o villico e riaffibbiami, di grazia, queste mie staffe pendule che per il lungo andar si fecer prolisse.”
E si! Perché bisogna sapere che un bel giorno Bel Paino andò alla fiera, comprò un asinello e lo accessoriò di tutto punto: la sella, il sottopanza, le staffe e perfino la sonagliera e se ne andava trotterellando per il Trivio gustandosi la musica della sonagliera ritmata dal batter degli zoccoli sul basolato, sotto gli sguardi meravigliati della gente.
Ma l’asino, però mangiava!  finì l’estate ed arrivò l’inverno e solo a costo di sacrifici riusciva a comprare il fieno, ma le giornate troppo corte, non gli lasciavano il tempo di portare l’asino a brucare l’erba lungo i margini delle strade “fuor di porta”.
Cosi’, tanto per sfamarlo, quando poteva ed era sicuro che nessuno lo vedesse,  raccoglieva gli scarsi rimasugli delle verdure del mercato….ma purtroppo l’inverno era molto lungo…
Ed ecco l’idea di Bel Paino: sarebbe bastato insegnare all’asino a campare senza mangiare almeno per il resto dell’inverno! e…. ci si mise con impegno;
L’asino capì e collaborava;  cominciò a mangiucchiare di malavoglia le foglie gialle appassite e i torsoli di cavolo. Una mattina, finalmente per la gioia di Bel Paino, nemmeno annusò le tre o quattro foglie secche dei platani che la sera prima  gli aveva raccolto a Porta San Pietro: era fatta! esclamò.
Veramente, dopo qualche giorno gli sembrava che l’asino si comportava in modo strano e fosse un po’ patito “povera bestia” pensava “è rimasto chiuso per troppo tempo e forse si annoia. Alla prima bella giornata lo porto fuori.”  E venne una bella giornata di fine gennaio!
Tutto contento Bel Paino andò per sellare il suo asinello e lo trovò morto.
Non si dava pace e raccontava di quel suo asinello che aveva finalmente imparato a non mangiare ed era morto… chissa perchè!”

Amilcare Culicelli – fonte:  Forum Monti Ernici  – http://www.montiernici.it/index.php

1: Le chiroteche sono un paramento liturgico usato dai prelati durante una forma particolarmente solenne di celebrazione eucaristica del rito romano.
2: storielle, scherzi, allegorie