La preghiera del Folklorista

Anche noi “folkloristi” abbiamo la nostra preghiera : perchè uniti nella fratellanza,  l’essere bandiera del nostro popolo e tesoro delle nostre tradizioni,  abbiamo bisogno di una mano divina che la sostiene .
– Con approvazione ecclesiatica nel Giubileo dei gruppi folkloristici del 2000 –

Preghiera del Folklorista

Signore, che hai posto la Tua mano su ogni uomo,
che consideri importante il nostro vivere, il nostro suonare, il nostro danzare;
fa che ci sia possibile, per lungo tempo onorarTi,
diffondendo nel mondo la gioia di essere figli della nostra terra,
di essere bandiera del nostro popolo,
di essere tesoro delle nostre tradizioni.
Dacci la forza, di mantenere salde  le nostre radici.
Dacci il conforto, di sapere che tutt’intorno, per nostro mezzo,
cresca l’amore fra tutti i popoli, senza confini.
E Tu, Madre di Dio, posa il Tuo sguardo sulle nostre famiglie,
sulla nostra gente, sul nostro domani.
E che arrivi in Cielo con la nostra preghiera,
l’eterna armonia del nostro cantare.

E così sia.

*nella foto in nostro Fondatore, Flavio Fiorletta con il Santo Wojtyla in occasione della visita alla nostra città 

La responsabilità di una tradizione centenaria

C’ho sulle spalle la responsabilità di una tradizione centenaria: me sento responsabile a mette ‘ste ciocie e ‘sto bustino, a appontà la mantilla co’ gli spilloni che, pure se non lo dico, la ciocca un po’ me la bucano;  n’è ‘na responsabilità che m’ pesa però, è ‘na cosa leggera.
È ‘na cosa che poi quando vado camminenn’ tutta ‘mpettita pe’ ‘ste stecche che porto in vita mi rende proprio fiera.
È ‘na cosa che quando passo ‘ncima a Civita vestita ass’sì, me fa sentì aggrappata a ‘sta terra mia che offre poco, ma che m’ha cresciuto.
È ‘na cosa che m’ fa pensà a nonnema, alla madre d’ nonnema, alla nonna d’ nonnema, perché loro, “a toll’ l’acqua alla Funtana Abbàll'”, ci ievan’ veramente!
E mi fa sentì ‘n’eletta perché io sto a continuà qualcosa.
Sto a continuà ‘na tradizione, sto a nutrì le radici delle mie origini, sto a permette a ‘sta pianta de continuà a cresce.
Non la sò trascurata, perché è ‘na specie de sigillo che tengo nel sangue.
È na responsabilità che mi fa riempì il cuore d’orgoglio, di voglia di fa, di scoprì.
Che mi fa rimanè a guardà le mura in contemplazione tutte le volte.
Che mi fa difende a spada tratta ‘sta città, che mi fa piange il cuore quando penso che forse, un domani, la devo salutà.
È ‘n impegno l’attenzione alla propria storia, ma è ‘n impegno che porto avanti co’ fierezza come non ho mai fatto co’ altro in vita mia.

 

Beatrice Bottini

Fieri delle nostre radici

Le Ciocie…

Quando te le leghi ai piedi ti rendi conto che non sei tu ad indossare loro, ma che sono loro a legarti a sé…
Le stringhe attorno ai polpacci infatti, ci legano e ci collegano al nostro passato fatto di gente buona, contadina, sincera; alle nostre tradizioni, ai nostri canti e balli ancestrali.

Certe volte capita che chi non le abbia mai indossate rida un po’ di noi che, anche oggi, tra lo smartphone e l’ipad, le indossiamo.
Fanno un po’ tenerezza, perché non capiscono quanto le tradizioni siano importanti e perché chi dimentica da dove proviene finisce per crescere come un albero senza radici.

Noi siamo fieri delle nostre radici, solide come le pietre della nostra Acropoli.
Noi abbiamo compreso che c’è una nobiltà profonda nel dichiararsi figli di gente semplice, nel portare in giro per il mondo canti e balli di una terra povera, ma che tramandano la dignità della vita dei nostri pastori e dei nostri contadini.

Abbiamo capito da tempo che siamo belli quando indossiamo i nostri costumi e nel mondo siamo davvero messaggeri della bellezza.

Vogliamo continuare ad essere degni dei nostri padri, ed è per questo che facciamo dell’ironia la nostra arma migliore, come facevano loro, che allontanavano il male e la noia con l’allegria degli stornelli cantati ad ogni buona occasione, perché ogni occasione è buona.

Abbiamo conosciuto migliaia di ragazzi di ogni parte del mondo, e in ogni parte del mondo ci siamo innamorati, abbiamo riso fino alle lacrime e abbiamo pianto fino a un nuovo sorriso con nuovi amici, perché il gruppo folk è una grande passione: passione per Alatri, per l’amicizia, per le tradizioni e per la musica.

E tutto questo lo dobbiamo a te… grazie Sor Fla’, e salutaci Pandora.

 

Achille Gussati

Si parte, destinazione Spagna!

Eh sì, come ogni anno è arrivato agosto e la frenesia estiva, quella che profuma di folklore, è già da tempo nell’aria frizzantina: anche quest’anno siamo pronti, zaino in spalla, a conquistare la Spagna!

Gli oltre mille chilometri di distanza che ci separano dal golfo di Biscaglia non ci spaventano, state pur certi: dal 9 al 13 agosto saremo fieri rappresentanti del folklore ciociaro, ospiti della “XXXII edición del Festival Folklorico Internacional de Bermeo, nei Paesi Baschi.

¡Hasta pronto!

 

 

E’ estate: ma il gruppo, cosa fa?

E’ estate.

Per chi, come me, è cresciuto nel gruppo folkloristico, l’estate rappresenta un richiamo inconfondibile. E’ in estate infatti che si concentra la stragrande maggioranza delle attività del gruppo.
E già dalla primavera, cominciano febbrili le telefonate, i contatti,  le riunioni. Dove si va quest’estate? Troviamo qualche festival? Il Festival di Alatri è confermato? E la sfilata a Ferragosto?
E si cominciano a riallacciare i contatti con le varie associazioni sparse in giro per l’Europa e per il Mondo, si cercano i festival migliori, si sondano presenze e si contano le adesioni.
La parte più bella di un’uscita è senza dubbio l’organizzazione. Cercare l’itinerario migliore, pianificare eventuali soste, assicurarsi che tutto fili liscio. Far spostare 40 persone,  fidatevi non è affatto cosa facile, ci vogliono dei mesi per organizzarsi. L’uscita va pensata, costruita pian piano, vanno ascoltati tutti i componenti e tutto deve essere organizzato nei minimi dettagli.  Per chi, come me, è cresciuto nel gruppo folkloristico e vive e lavora a centinaia di chilometri di distanza, questa situazione è ancora più sentita. Quando con amici e colleghi si inizia a pensare alle ferie, si prenotano viaggi e si cerca di evadere dalla routine della città e dal lavoro, resta sempre in mente una domanda.

Ma il gruppo, cosa fa?

E nonostante tutto, nonostante la lontananza, nonostante la vita ci abbia portato lontani e abbia parzialmente diviso le nostre strade, “l’uscita” resta sempre la prima opzione percorribile.
Perché,  quando è la passione ad animare un progetto, quando si deve la propria adolescenza e il proprio esser diventato adulti ad una causa, quel sottile filo rosso che ci lega all’associazione non si spezzerà mai, dovesse anche essere lungo 800 km.

E anche quest’anno, anche questa volta, per il mio quattordicesimo anno di fila, il gruppo cosa fa?

Per me la risposta non è mai stata più chiara.

 

Daniele Gussati

Qualche giorno a Berango

Tutto ha inizio con l’invito per una rappresentanza al Festival di Berango – in Spagna (per il 75° anniversario del gruppo locale) – e noi, orgogliosi di portare alto il nome del nostro gruppo, accettiamo ben volentieri di partire.
Con Giulia e Alessio “Fox” organizziamo ogni singola cosa (n’ sem’ missi ‘n frullòra): l’itinerario, il viaggio, il vestito giusto per l’occasione, i doni da offrire… Mille complessi, tanta ansia, ma finalmente è tutto pronto: SI PARTEEE!

Prendiamo l’aereo lasciando ogni ansia e problema al di fuori, tanta è l’eccitazione di arrivare a destinazione.
…Ma quale destinazione se una volta arrivati a Lisbona, ci cancellano il volo per Bilbao? E ora cosa facciamo? Le valigie con i vestiti del gruppo? Cosa dire agli organizzatori del festival?
Basta poco per risolvere tutto: avvisiamo Iñaki che ci rassicura di non aver problemi e ci aspetterà domani.
Trascorriamo il nostro primo giorno di viaggio in un hotel di Lisbona.
Altro aereo, altri scali, ma finalmente arriviamo a destinazione… EVVAIII!

Ci accolgono in aeroporto, pranziamo, ci sistemiamo in una casina tutta per noi. Un’ospitalità impeccabile: ci siamo sentiti davvero a casa.
Alle nove di sera è pronta la cena e… che la prima serata abbia inizio!
Un’esperienza bellissima che ci ha portato a conoscere nuove persone, nuovi gruppi folkloristici di altre nazionalità. Un mare di persone che, a fine serata, grazie a degli eccellenti maestri ciociari in trasferta, alzavano i calici brindando e intonando “ARRIZZA, ARRIZZA, ARRIZZA… ALLA SALUTE NOSTRA”.

Il giorno successivo è quello dedicato allo scambio dei doni, la curiosità di conoscere il vestito, gli strumenti e le particolarità degli altri gruppi è tanta.
Il pomeriggio, con i nostri amici polacchi, viene dedicato al turismo, visitando alcuni piccoli paesini nei dintorni, la spiaggia, i musei…
Ultima sera, ultimo pacharan (una bevanda tipica che mi ha conquistata!) e la promessa di ritrovarci di nuovo qui tra qualche anno, condividendo l’esperienza con tutti gli altri ragazzi del nostro gruppo.

Arriva la mattina della partenza. Cercando di nascondere la tristezza e la nostaglia, ci dirigiamo a fare colazione: l’ultima in compagnia di questa bella gente.
Con il cuore in gola bisogna dire addio a tutti i nuovi amici.

Noi maliconici, Iñaki emozionato, ma tutti ci regalano una sorpresa finale: un applauso che riempie la sala.
Un emozionante epilogo per questa bella esperienza che ha lasciato in ognuno di noi qualcosa di magico, con un pizzico di malinconia.
Perché la malinconia? Perché lì ci siamo sentiti a casa, lì abbiamo lasciato un pezzo di cuore.

 

Martina Ciavardini