E’ estate: ma il gruppo, cosa fa?

E’ estate.

Per chi, come me, è cresciuto nel gruppo folkloristico, l’estate rappresenta un richiamo inconfondibile. E’ in estate infatti che si concentra la stragrande maggioranza delle attività del gruppo.
E già dalla primavera, cominciano febbrili le telefonate, i contatti,  le riunioni. Dove si va quest’estate? Troviamo qualche festival? Il Festival di Alatri è confermato? E la sfilata a Ferragosto?
E si cominciano a riallacciare i contatti con le varie associazioni sparse in giro per l’Europa e per il Mondo, si cercano i festival migliori, si sondano presenze e si contano le adesioni.
La parte più bella di un’uscita è senza dubbio l’organizzazione. Cercare l’itinerario migliore, pianificare eventuali soste, assicurarsi che tutto fili liscio. Far spostare 40 persone,  fidatevi non è affatto cosa facile, ci vogliono dei mesi per organizzarsi. L’uscita va pensata, costruita pian piano, vanno ascoltati tutti i componenti e tutto deve essere organizzato nei minimi dettagli.  Per chi, come me, è cresciuto nel gruppo folkloristico e vive e lavora a centinaia di chilometri di distanza, questa situazione è ancora più sentita. Quando con amici e colleghi si inizia a pensare alle ferie, si prenotano viaggi e si cerca di evadere dalla routine della città e dal lavoro, resta sempre in mente una domanda.

Ma il gruppo, cosa fa?

E nonostante tutto, nonostante la lontananza, nonostante la vita ci abbia portato lontani e abbia parzialmente diviso le nostre strade, “l’uscita” resta sempre la prima opzione percorribile.
Perché,  quando è la passione ad animare un progetto, quando si deve la propria adolescenza e il proprio esser diventato adulti ad una causa, quel sottile filo rosso che ci lega all’associazione non si spezzerà mai, dovesse anche essere lungo 800 km.

E anche quest’anno, anche questa volta, per il mio quattordicesimo anno di fila, il gruppo cosa fa?

Per me la risposta non è mai stata più chiara.

 

Daniele Gussati

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