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Una Domenica di Ottobre… a Piedimonte Matese

Un bellissimo ricordo dello scorso anno,  la splendida giornata di ottobre a Piedimonte Matese, dove protagonista è stato il genuino folklore del Lazio, della Campania e del Molise.

Attori principali, insieme a noi, anche i ragazzi del Gruppo Folk la Takkarata – con il simpaticissimo veterano Nino Capobianco – e i gruppi di Benevento, Caserta e Campobasso a sostenere l’allegria dell’evento.
Il tutto sapientemente organizzato dalla Pro loco “Vallata”, guidata dal gentilissimo Presidente Gianni Cinotti.

Una splendida manifestazione da confermare che ha visto una folta cornice di pubblico, sicuramente soddisfatta!

Grazie per averci regalato il ricordo di una bella cittadina come Piedimonte Matese, ma soprattutto l’ospitalità ricevuta.

Il miracolo della Madonna di Portadini

Sono trascorsi 400 anni dal prodigioso avvenimento.
Dal Miracolo. Fatto poco noto persino a chi ad Alatri ci vive. Il Miracolo della Madonna di Portadini. Si trova immediatamente fuori la prima cinta muraria della città. All’ esterno del tratto meridionale, dove si apre la portella detta di Portadini.
La chiesetta suburbana dedicata alla Madonna della Resurrezione. Nota a tutti come chiesa di Portadini.
Nasce come cappella agricola. Punto di riferimento per i contadini che dai campi risalivano in città. Molto probabilmente di epoca medievale.
La chiesetta, cara agli alatrensi, conserva un’ icona.
Molto preziosa per chi ha fede. Per chi crede.
Un’ immagine. Quella della Madonna della Resurrezione.
Una Madonna ritratta mentre allatta il Bambino.
Gli archivi storici del comune di Alatri conservano un atto notarile assai significativo. A firma del notaio Marcantonio Scascia. Si legge:« Di maggio 1619 se gonfio lo Ciglio della Madonna de Resurresse à Portadini». La storia racconta che un giovane scellerato, nel corso di una partita a bocce, scagliò, bestemmiando, dopo la sconfitta, un sasso contro l’ immagine sacra. Colpita in corrispondenza della guancia, essa si sarebbe subito gonfiata come vera carne, rimanendo da quel momento macchiata di sangue. L’ uomo sarebbe corso via spaventato, e morto, di una morte improvvisa, durante la fuga.
Nel secolo scorso durante dei lavori, sono state ritrovate delle ossa tumulate a settantacinque passi dalla chiesetta, proprio come veniva tradizionalmente narrato. Per alcuni, come si legge in testi poco l’ uomo sarebbe stato punito da Dio per il gesto compiuto. Per altri, e pare la circostanza più plausibile, il giocatore di bocce sarebbe morto per il grosso, comprensibile, spavento, dopo aver visto la Madonna sanguinare. L’ immagine miracolosa viene venerata con grande devozione nel giorno della festa dedicata alla Madonna della Resurrezione. La festa della Madonna di Portadini venne autorizzata il 7 settembre del 1877. Su richiesta del Cappellano della “Congregazione della Madre di Dio” denominata “della Resurrezione” e benignamente accolta dalla Sacra Congregazione dei Riti, per conto del Papa Pio IX. Festa da farsi la quarta domenica di settembre.
Accolta anche la richiesta di poter celebrare, in quella data, una messa. Durante il mese di maggio, mese del miracolo, mese dedicato alla Madonna, a Portadini si radunano, tutti i pomeriggi, alle ore 17, tanti fedeli, per la recita del Santo Rosario.

di Joe Carobolo

tratto da "Anagni Alatri UNO", mensile della comunità ecclesiale - N. 5 - Maggio 2019
immagine: fonte Pertè online

 

 

Quell’abbraccio forte

Non si dimenticherà mai quel tuo abbraccio forte. Un abbraccio misto tra rispetto e  guida; fra  rassicurante ed emozionato. Sul palco, avvertire sempre questa sensazione è entusiasmante, ti dà carica, orgoglio e sfrontatezza per testimoniare e presentare sempre con più voglia e vigore le nostre tradizioni.

Sei stato e sarai sempre un esempio di educazione,di capacità e di aggregazione. Abbiamo vissuto insieme momenti belli , intensi e soprattutto veri.

L’ultima esperienza insieme, forse una delle più segnanti dal punto di vista umano e delle relazioni è stata e sarà per tutti indimenticabile. Quell’abbraccio forte…. che ho provato a contraccambiare, in quei giorni lontano da casa, quando fra un nostro spettacolo e i giochini con il mio piccolo di due anni, spuntava maldestro e cattivo, un tuo lamento per il forte mal di testa: “Dai Marco, non ti preoccupare, riposati un po’ che domani passerà”. E all’indomani….”avverto ancora mal di testa”.  Ho provato a farti anche da genitore,  cercando di rassicurarti : “come torniamo ad Alatri, vieni subito in Ospedale, facciamo gli accertamenti, vedrai non sarà niente….”

E invece..sono sedici anni che manchi, ma non mancherà mai quella sensazione, ogni volta che salirò sul palco, di quel tuo braccio forte.

Sei sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri , come Daniele e Fiorella che ti hanno raggiunto e soprattutto nel cuore e nei pensieri di chi ti ha vissuto….:

“odio questo giorno! Lo odio da 16 anni con tutta me stessa! Un giorno arrogante che tiguarda negli occhi e ti ricorda che noi non siamo niente…un giorno cattivo e crudele. Un giorno con cui bisogna convivere, ogni anno e far finta di essere più forti”
(Silvia post da Facebook)

“Bontà, disponibilità, gentilezza ..rispetto…questo eri tu, qUeStO Sei tU… quanti ricordi…quante emozioni vissute insieme, quanti sorrisi condivisi…tutti custoditi gelosamente nella mia mente e nel mio cuore! Ciao Marco…un abbraccio grande. TVB
(Chiara post da Facebook)

L’uomo, il Santo, venuto da lontano

Era il 16 ottobre del 1978 quando Karol Wojtyla è stato eletto Papa.
Era il Giubileo del 2000, quando sempre grazie al nostro Sor Flavio, il Gruppo è stato ricevuto in udienza a San Pietro da Papa Karol.
Ed era il 2 settembre esattamente di trentacinque anni fa, quando al Santo Giovanni Paolo II sono state concesse le chiavi della nostra città.
Per chi ricorda, fu una bellissima giornata, vissuta da tutta la città in festa! Certo i più ricorderanno anche la nostra cittadina “leggermente blindata” ma l’occasione e la sicurezza lo imponevano.
Ovviamente anche in questo caso, con l’aiuto dei ragazzi “di allora” del nostro gruppo, Sor Flavio volle onorare al meglio questa speciale occasione: fu lui a ideare e realizzare con il nostro aiuto, “la scenografia del palco”dal quale celebrò la S.Messa sul sagrato del piazzale antistante la Concattedrale S.Paolo. Piazzale, che da alcuni anni è stato proprio dedicato al Santo Giovanni Paolo II.

Breve biografia:
Karol Józef Wojtyła
, eletto Papa il 16 ottobre 1978, nacque a Wadowice (Polonia), il 18 maggio 1920.
Era il terzo dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska, la quale morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund, medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale dell’esercito, nel 1941.
A nove anni ricevette la Prima Comunione e a diciotto anni il sacramento della Cresima. Terminati gli studi al ginnasio di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di Cracovia.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università nel 1939, il giovane Karol lavorò (1940-1944) in una cava e poi in una fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo Adarn Stefan Sapieha. Nel contempo, fu uno dei promotori del “Teatro Rapsodico”, anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jage1l6nica, fino alla sua ordinazione sacerdotale, a Cracovia, il 1° novembre 1946. Successivamente, fu inviato dal Cardinale Sapieha a Roma, dove conseguì il dottorato in teologia (1948), con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.
Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università Jagellónica di Cracovia una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler. Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.
Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo Ausiliare di Cracovia e titolare di Ombi. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak. Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo creò Cardinale il 26 giugno 1967.
Venne eletto Papa il 16 ottobre 1978 e il 22 ottobre ebbe inizio il suo ministero di Pastore Universale della Chiesa.
Papa Giovanni Paolo II ha compiuto 146 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, ha visitato 317 delle attuali 332 parrocchie romane. I viaggi apostolici nel mondo, espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese, sono stati 104.
Tra i suoi documenti principali si annoverano 14 Encicliche15 Esortazioni apostoliche11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche. A Papa Giovanni Paolo II si attribuiscono anche 5 libri: “Varcare la soglia della speranza” (ottobre 1994); “Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio” (novembre 1996); “Trittico romano”, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); “Alzatevi, andiamo!” (maggio 2004) e “Memoria e Identità” (febbraio 2005).
Papa Giovanni Paolo Il ha celebrato 147 riti di beatifìcazione, nei quali ha proclamato 1338 beati, e 51 canonizzazioni, per un totale di 482 santi. Ha tenuto 9 concistori, in cui ha creato 231 (e 1 in pectore) Cardinali. Ha presieduto anche 6 riunioni plenarie del Collegio Cardinalizio.
Il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro ha subito un grave attentato. Salvato dalla mano materna della Madre di Dio, dopo una lunga degenza, ha perdonato il suo attentatore e, consapevole di aver ricevuto una nuova vita, ha intensificato i suoi impegni pastorali con eroica generosità.
Proponendo al Popolo di Dio momenti di particolare intensità spirituale indisse l’Anno della Redenzione, l’Anno Mariano e l’Anno dell’Eucaristia nonché il Grande Giubileo del 2000. Avvicinò le nuove generazioni indicendo la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù.
È morto a Roma, nel Palazzo Apostolico Vaticano, sabato 2 aprile 2005, alle ore 21.37, nella vigilia della Domenica in Albis o della Divina Misericordia, da lui istituita. I solenni funerali in Piazza San Pietro e la sepoltura nelle Grotte Vaticane sono stati celebrati l’8 aprile.
Il rito solenne della beatificazione, sul sagrato della Basilica Papale di San Pietro il 1° maggio 2011, è stato presieduto dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, suo immediato successore e prezioso collaboratore per lunghi anni quale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. (Tratto dal Libretto della Celebrazione per la Canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, 27 aprile 2014)



 

 

 

 

 

 

Ritorno ad Alatri

Nel 1971 in una pubblicazione sulla nostra città realizzata come sempre dall’infaticabile Sor Flavio, dedicata a: “ Ai figli di Alatri, che per motivi di studio, di lavoro o di famiglia sono stati costretti a lasciare la loro terra, è dedicata questa pubblicazione che ha lo scopo di ricordare con scritti e foto di ieri e di oggi,  la città del cuore: Alatri”, Paride Quadrozzi*, anch’egli “ragazzo del gruppo” scriveva questa dedica sempre e comunque attuale (tranne che per gli aspetti ludici del tempo, ormai quasi tutti scomparsi):

Ti sarà capitato o ti capiterà di doverti allontanare per mesi o per anni da casa, dagli amici, dalla tua città:ebbene sappi, il momento più bello, quello che hai aspettato con ansia, è proprio quello del ritorno.
In qualunque paese andrai, o dimorerai, e per qualunque tempo, ti resterà sempre più difficile poter dimenticare i volti a te familiari, la casa dove tua madre t’ha cullato sulle ginocchia, la bottega dove tuo padre ha lavorato, il vicolo dove giocavi a <primera>, quell’orto dove rubavi le <mela>, i compagni che rincorrevi a <chiappaliberi>, «l’ pallin», la « palla d’ pezza», gli «strummuli››, gli «uttui» e la scuola, le «seghe ai cuscian» e Gerardo che ti rimproverava.
Quando ritorni e ti riappare, alla Maddalena, «Ciuta» ed il campanile e le case che degradano lievi dal colle, un sorriso distende il tuo volto: sei a casa.
Fissi a lungo quei tetti, feriti qua e là dal progresso e rivedi la casa di nonna: è quella lì, proprio sotto «ipizzpuzzal» e quella è la stanza dove sei nato.
«Famm’calà a Pilòn», una contadina con accento sicuro, con l’immancabile cesta e due «pullastri», ti distrae da pensieri più gravi e ripeti fra te: <so ruunut››.
La piazza ti accoglie con tutti gli amici davanti al bar, con la semplicità, la scansonatura ed i pregiudizi della tua gente.  A volte proprio questi ultimi hai rimpianto nelle lunghe serate d’inverno, trascorse tra gente che saluti ma che non conosci. Non c’è più la pietra dove giocavi a «primera» e l’orto dove rubavi le mele, non c’è più tua madre e tuo padre, ma è questa la tua gente, è questa la tua terra, dove sono sepolti i tuoi cari.
Amala questa terra, queste pietre sulle quali ti arrampicasti bambino, amale con amore forte perché esse hanno bisogno di chi le ami forte e veramente.

di PARIDE QUADROZZI

*Impegnato per tanti anni nelle attività politiche e amministrative, presidente dell’Ept di Frosinone, sempre disponibile al dialogo, amante della montagna, Paride Quadrozzi è stato un esempio per quanti si sono avvicinati al mondo della politica e della Cultura della nostra città

 

E’ arivat’ i Prufussor da Roma!

Nelle nostre interlocuzioni dialettali, quando nel dibattere si vuole denigrare una persona che  a suo dire “capisce” di tutto, si suole dire: “Ecc’ è arivat i prufussor da Roma”!

Ma come nasce questo modo di dire? Ce lo spiega, come sempre l’amico Amilcare:

Fino agli anni ’50 del ‘900 c’era in Alatri il “banditore” che, trombetta in pugno, faceva il giro del paese ad annunciare eventi, notizie etc.
L’ultimo che ricordo,  non iniziava più con il classico: “Si butta il bando!” perchè , la gente sapeva leggere e c’erano i manifesti.
Era ridotto, ormai, a fare il giro di Alatri, ogni venerdi,  per ricordare che: “E’ arrivato il pesce fresco! Alici,  sarde, pesce fresco!” e ogni mese per avvisare che: “E’ arrivato il professore da Roma! Con gli occhiali per tutte le viste!
Questo “professore” era tanto bravo che, ad Alatri, non si era mai vista tanta gente con gli occhiali!
Tutto questo fino a quando non si seppe che il professore di Roma non era che un semplice ottico.
Da qui… – “Ecc’ è arivat i prufussor da Roma”! –

Forse saranno pochi a ricordarlo, ma sarebbe il caso che qualcuno lo ricordasse, meditate amici, meditate.

Amilcare Culicelli –  Forum Monti Ernici  – http://www.montiernici.it/index.php

Immagine di copertina, fonte: www.amber-ambre-inclusions.info

Il cittadino onorario Nino Manfredi

Sono trascorsi vent’anni dalla consegna ufficiale (in calce, la deliberazione Comunale),  nella splendida cornice di Piazza S.Maria Maggiore, della cittadinanza onoraria al compianto Saturnino (Nino) Manfredi, ciociaro di Castro dei Volsci scomparso il 04 giugno 2004.

L’ Amministrazione Comunale,  allora guidata dal Sindaco Avv. Patrizio Cittadini, ha voluto omaggiare uno dei più grandi attori italiani del 1900; un riconoscimento,  suscitato anche dal nostro Sor Flavio Fiorletta. Nino, aveva avuto un particolare legame con la nostra città, in quanto l’attore ha interpretato il ruolo di un barbiere di Alatri, Marino  nella pellicola diretta da Dino Risi nel 1968 “Straziami, ma di baci saziami” (video)
Il film è sceneggiato dal regista assieme ad Age e Scarpelli ed è una commedia di ambientazione ciociara il cui inizio è a Roma allo Stadio Olimpico, dove si sta esibendo il nostro gruppo folk in una manifestazione folkloristica e dove  avviene il primo incontro con la giovane marchigiana Marisa (interpretata da Pamela Tiffin ),  anch’essa componente del gruppo folk della cittadina…”inventata” Sacrofante Marche (nella realtà il gruppo che ha partecipato alle riprese è il Gruppo Folk Urbanitas di Apiro (MC) che è stato ospite nel nostro Festival nel 2003 proprio per ricordare quella partecipazione insieme)In breve nel film: La loro storia d’amore è ostacolata dal padre di lei, motivo che porta i giovani innamorati a tentare il suicidio sotto un treno. Il treno frena in tempo e loro si salvano. Dopo la morte del padre di Marisa, una vedova inizia a fare delle insinuazioni sulla giovane sartina che va a Roma a fare la servetta ma sarà rincorsa dallo spasimante barbiere il quale, dopo essere stato licenziato come aiuto- barista, si getta in un fiume e in ospedale riceve la visita della giovane che,  nel frattempo, ha sposato il sarto sordomuto Umberto Ciceri (Ugo Tognazzi). Una vincita al lotto farà in modo che il barbiere escogiti uno stratagemma per uccidere il sarto che, a seguito di un’esplosione, riacquisterà voce ed udito. L’uomo, quindi, entra in convento per poter esaudire un desiderio promesso alla madre ed ecco che, sul finale, Marino e Marisa coroneranno il loro sogno d’amore.

La città di Alatri ed il nostro gruppo sono e saranno sempre onorati di aver avuto un cittadino onorario illustre, come Nino Manfredi


Deliberazione n° 34 del 26/06/1999

“Considerato che Nino Manfredi, protagonista di una vita dedicata al teatro, al cinema, alla cultura, allo spettacolo, conserva intatto il profondo e radicato legame con la sua terra di origine verso la quale mai ha fatto mancare amore e riconoscenza;

che con il comune di Alatri ha mantenuto un intenso rapporto di affetto e presenza;
che un vivo e duraturo sentimento di stima e di riconoscenza è presente nella nostra comunità verso il Nino nazionale;
Con voti unanimi,
                                               DELIBERA
Di concedere a Saturnino Manfredi, detto Nino, nato a Castro dei Volsci il 21/3/1921, la cittadinanza onoraria di Alatri con la seguente motivazione:
La Comunità di Alatri è riconoscente a Nino Manfredi per la testimonianza di affetto e per il profondo legame mantenuto con la sua terra di origine e con Alatri”

 

 

21 Giugno.. il natale di Alatri, la città dei Ciclopi

Secondo la leggenda, la città di Alatri nacque da un raggio di sole.
Secondo gli studi di don Giuseppe Capone, è assai probabile che Alatri fu fondata dagli Hetei, Ittiti della Mesopotamia, che raggiunsero l’Italia lasciandosi dietro una serie di costruzioni del tutto simili all’Acropoli di Alatri. Non si conosce la data esatta della costruzione della città, ma il 21 giugno ed il raggio di sole hanno con essa un’attinenza precisa.
La città fu costruita con precisione millimetrica, basandosi sul percorso del primo raggio di sole del solstizio.
In quella data il sole sorge nell’ angolo nord-est del muro orientale dell’Acropoli.
Dopo questo giorno il sole si sposta ogni giorno, fino al 21 dicembre, data in cui raggiunge l’angolo più a Sud della stessa parete.
C’è da perdere la testa a seguire tutte le precisissime misure che collegano l’Acropoli alle varie porte che circondano la città.
Un’ altra caratteristica particolare è la forma della cinta muraria, costruita riprendendo a modello la costellazione dei Gemelli.
                                                                                                                                         di  Paola Stirpe

 

“Accusi parlam nua”

Gli usi patrii sono la più santa cosa umana che sia in qualsiasi nazione, per cui questa si distingue, fa corpo ed anzi ha anima è quasi persona a se: utile il serbarli, felice l’amarli, onorando il difenderli, sventura, danno e vergogna il perderli
(Cesare Balbo –  meditazioni storiche)

Dopo aver citato sempre sul nostro blog il testo Alatri ed il suo vernacolo di Padre Igino da Alatri, era impensabile non parlare del libro sul nostro dialetto, Accusi parlam nua di Flavio Fiorletta.
E lo facciamo proprio con la sua introduzione, con la quale Sor Flavio ci spiega la curiosa genesi dello stesso:

“Questo non è un dizionario etimologico; unico scopo di questa raccolta di vocaboli dialettali e la volontà di fermare nel tempo qualche cosa che, da anni, ci appartiene e che ora sta per scomparire dalla nostra vita giornaliera:il dialetto sempre esistito, centinaia di anni fa, anche derivato dalla lingua latina.
L’iniziativa mi è stata suggerita curiosamente: una mostra del “manifesto turistico internazionale” da me allestita presso i locali comunali ove di solito si facevano le mostre di pittura.
I manifesti, pervenuti da tutta Europa, erano bellissimi ed illustravano, in maniera abbastanza suadente, le splendide città di tutto il mondo: erano  delle opere d’arte!

Ma la mostra finì dopo quindici giorni: “cosa farne di quei manifesti? Buttarli? Bruciarli? ” “No, era cosa insana!”
Ed ecco l’idea che mi venne: fare una manifestazione culturale di interesse etnografico con la seguente impostazione “Un manifesto per ogni trenta vocaboli in dialetto”. Bene!

Vennero stampati  migliaia di fogli, con una foto antica sul davanti e trenta righi all’intero ove poter scrivere le parole dialettali con la spiegazione in italiano. Dai fogli inviati dai ragazzi pervennero ben 32.000 vocaboli, ridotti poi dai primi computers a 6962, cioè quelli che risultano in questo libro.
Motivo del divario? avveniva che ogni ragazzo copiava i vocaboli dai compagni e forse domandavano alle stesse persone, domandavano ai genitori che già si erano inciviliti e ignoravano il dialetto: domandavano ai nonni, alle persone anziane, insomma a tutti pur di poter racimolare trenta “parole antiche” per vincere il manifesto.
Il dialetto c’era in giro, ma non era fermato su pagine per poterlo leggere, ricordare, riparlare come una volta, anche se sentire parlare un ragazzo di oggi in dialetto antico, fa un poco ridere, come se fosse cosa fuori posto. Però ora il dialetto c’è e questo è cosa importante: il dialetto è intrappolato con i vocaboli scritti “dai ragazzi”.
Il libro non ha presunzioni di sorta:
ma tutto esatto? No, ma c`è qualcosa che incuriosisce;
è sbagliato qualcosa? si corregge, si aggiorna, si confronta: ma la base c’è.
E’ da pensare che sono i ragazzi che hanno scritto queste cose e allora
“che ce vulete, ne bove?”
Quando leggerete questo libro, voi che siete grandi, ricorderete tanti fatti accaduti, rivivrete tante storie di tante generazioni più composte, più serie, più lavoratrici, più umane, più rispettose, più ideali.
Leggere questi vocaboli è collaborazione, partecipazione di cui certamente bisogna essere grati e specie a chi, come ha fatto il mecenate Italo Cianfrocca, ha incoraggiato validamente l’iniziativa di ridare al popolo la possibilità di rileggersi con l’aiuto dei “ragazzi scrittori”, nonostante “altri” abbiano rifiutato la collaborazione”

Flavio Fiorletta

Accusi Parlam nua – a cura dell’Associazione Culturale “Luigi Fiorletta”
Stampa Edi.Graf.srl – Tecchiena di Alatri (FR) – Marzo 2000
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I “Garibaldesi”

Sempre grazie alla sempre lucida memoria del nostro amico Amicalcare Culicelli, ci pregiamo di pubblicare un suo ricordo:
“Questa me l’hanno raccontata negli ultimi anni ’50 dello scorso secolo, quando insegnavo nella scuola serale a Vallemiccina, una contrada a sud di Alatri e chi la raccontava aveva 91 anni e diceva ancora che dopo questo fatto scappò di casa per andare con i “garibaldesi”.
Bisogna sapere che allora la scuola serale si faceva presso famiglie disponibili ad ospitarla ed era frequentata, oltre che dalla famiglia, ancora patriarcale, dalle persone interessate, per lo più vicine di casa.
Spesso, nelle lunghe e noiose giornate d’inverno, si andava oltre il leggere, scrivere e far di conto e si stava intorno al camino come in famiglia.
Forse, il fatto si può ascrivere al tempo immediatamente precedente alla presa di Porta Pia, 20 settembre 1870, quando, ricordo di aver letto in un giornale dell’epoca, il “brigante” Garibaldi si aggirava nel sud dello Stato per depredare.
Forse chi raccontava, confondeva i suoi ricordi e faceva sue le esperienze che gli erano state raccontate da altri; Ma, che il fatto fosse vero,  era suffragato dai più anziani presenti,  che lo avevano inteso raccontare e, soprattutto la figlia che diceva che gli era stato raccontato dallo zio, fratello maggiore del padre, insieme ad altre avventure con i “garibaldesi”.
Appena i “garibaldesi” arrivarono, conquistarono subito il Castello di Tecchiena (che allora era una grancia della Certosa di Trisulti) e intimarono ai frati di consegnare il tesoro.
I frati negarono di avere tesori e allora Garibaldi (proprio lui?) minacciò di fucilare un frate ogni dieci minuti fino a quando il tesoro non fosse stato consegnato; passarono dieci minuti e i garibaldesi presero un frate e lo trascinarono via.
Dopo la scarica di fucileria,  i poveri frati hanno avuto appena il tempo di recitare le preghiere della buona morte per il confratello,  che i garibaldesi prendono un altro frate e lo trascinano via.
E passano ancora dieci minuti e ancora, ancora e ogni volta, alle scariche di fucileria, i poveri frati recitano le orazioni della buona morte e negano di avere tesori. – Una strage- .
La scena madre: Erano rimasti, alla fine, il più sempliciotto dei fraticelli e il padre priore ed allora
Garibaldi (?) ordina di portar via il priore.
Il reverendo padre no!” esclama il fraticello gettandosi ai piedi di Garibadi (?). Chiede pietà e si offre al posto del priore, ma Garibaldi (?) è irremovibile e i garibaldesi trascinano via il priore.
A questo punto, per salvare il reverendo padre, il fraticello indica il nascondiglio del tesoro e accompagna i garibaldesi.
Colpo di scena.
Al ritorno il fraticello trova il padre priore e tutti i frati che cantano il “Te Deum” per lo scampato pericolo e pregano per la conversione dei briganti garibaldesi e dei senzadio che combattono la Chiesa.

Amilcare Culicelli – fonte:  Forum Monti Ernici  – http://www.montiernici.it/index.php


Giuseppe Maria Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, Arcipelago La Maddalena, 2 giugno 1882) è stato un generale, patriota, condottiero.
Immagine di copertina, fonte:www.inuovivespri.it